Milan-Bologna, caos VAR: l’Aia ammette l’errore

Un pasticcio al Var. È così che potremmo definire quanto successo tra l’87’ e il 90′ di Milan-Bologna, in un finale rovente a San Siro. I rossoneri si vedono prima assegnare un rigore, poi però incredibilmente revocato dopo revisione al VAR.

L’episodio

Tutto nasce da un’azione offensiva del Milan: Nkunku cade in area di rigore, spinto da Lucumí, che lo colpisce sia sulla schiena che sulla gamba. Cade, si rialza, e subito dopo subisce un secondo contatto – lieve – da parte di Freuler.

L’arbitro Marcenaro fischia il penalty per il Milan, ma il Var lo richiama all’on field review.

È qui che casca il palco: Fabbri, al VAR, propone al direttore di gara solo il secondo contatto, ignorando il primo intervento. Il risultato? Rigore revocato.

Marcenaro spiega a San Siro la sua decisione, dichiarando che “il numero 8 (Freuler) non commette alcuno fallo”. Peccato che il fallo decisivo fosse avvenuto prima, e non sia stato nemmeno considerato.

La reazione di Allegri e il rosso

Alla notizia, ecco partire la furia di Massimiliano Allegri, che prima si avvicina al quarto uomo, poi lancia la giacca e mima un “bravo, bravo” rivolto al fischietto. Una scena già vista, che gli costa il rosso diretto.

Svista evitabile?

Dopo anni di VAR, un errore del genere appare grave. Soprattutto dato le numero telecamere a disposizione. Non solo il rigore era netto, ma in molti ritengono che fosse anche un caso da cartellino rosso per chiara occasione da gol.

Paradossalmente, è stato l’allenatore del Milan a subire un provvedimento.

Aia e Gravina: “Errore evidente”

Anche ai vertici dell’AIA l’episodio non è andato giù. Secondo la Gazzetta dello Sport, per Fabbri è atteso uno stop dalle designazioni VAR, mentre per Marcenaro si prospetta un semplice turnover.

Anche il Presidente della FIGC, Gabriele Gravina, è intervenuto in merito alla vicenda:

“Si tratta di un errore evidente, ma quando parliamo di tecnologia andiamo avanti, non si torna al passato. La tecnologia ha ridotto molto la percentuale di errori basta vedere quei casi in cui arbitri, senza tecnologia, sono in dubbio e cercano palesemente un riscontro” (Fonte: ‘Radio Anch’io Sport’)


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