Cavallino zoppo e cuore spento: cosa resta della Ferrari?

Se chiedessimo ai tifosi della Ferrari di dare un voto all’entusiasmo di questa stagione, quale sarebbe la risposta?

O meglio: esisterebbe un voto positivo per misurare l’entusiasmo con cui ci si siede davanti alla tv per un’altra stagione di sofferenze?

Ferrari, ricordiamolo, è passione. Storia. Fascino. Nessun’altra squadra è in grado di riunire tutti, nonostante i momenti bui.

Ma agli appassionati, oggi, cosa rimane di tutto questo?

L’entusiasmo iniziale, alimentato anche dall’arrivo di Lewis Hamilton, si è lentamente spento. La SF-25 è una monoposto senza anima, che non eccelle in nulla, che sopravvive, che galleggia nella mediocrità. L’ennesima Ferrari imprevedibile, costruita senza veri punti di forza.

UN ANNO DI DIGIUNO

Adesso ci si avvicina al week-end di gara ad Austin, diciannovesimo appuntamento su ventiquattro della stagione in corso. Il circuito texano segna l’ultima vittoria del Cavallino, firmata da Charles Leclerc, proprio un anno fa.

Una cavalcata di fine stagione fino ad Abu Dhabi, alla rincorsa della McLaren per portare il titolo Costruttori a Maranello.

Poi il buio. Da potenziale contendente al Mondiale a quarta forza stabile.

Grandi cambiamenti annunciati, ma anche grande confusione dentro e fuori la pista: gestione piloti spesso discutibile, per non parlare degli aggiornamenti poco efficaci, nessun segnale di un progetto coerente e costante.

Solo il solito mantra: “La prossima stagione andrà meglio”. Ma quante volte i tifosi hanno sentito questa frase?

UN FUTURO SENZA LECLERC?

All’orizzonte si intravede un pericolo forse ben più grande: il possibile addio di Charles Leclerc. L’ultima bandiera del Cavallino, un cuore rosso che non si vedeva probabilmente dai tempi di Schumacher.

Da anni dà tutto e chiede poco in cambio: un progetto, trasparenza, chiarezza. In risposta riceve ordini di Lift and Coast e una macchina che pare un cavallo imbizzarrito da portare alla bandiera a scacchi.

Mille ipotesi dietro una monoposto che nessuno capisce, partorita tra un velo di nebbia che circonda Maranello ormai da anni, o meglio, decenni.

Se la Ferrari dovesse davvero perdere Leclerc, cosa resterebbe a Elkann e compagnia?

Un marchio di lusso, e poi? Ferrari è molto più di un brand di auto e moda.

2026: FERRARI CERCASI

Forse, oggi, quello che servirebbe, sarebbero delle scuse davanti alle telecamere. Meno frasi dai piani alti come “non abbiamo estratto il vero potenziale” perchè – diciamolo – di buono nella SF-25 c’è poco o nulla.

Serve più rispetto per chi continua a crederci, anche quando la luce alla fine del tunnel non si vede.

Il 2026 segnerà un foglio bianco per tutti, ma da Maranello c’è bisogno della voglia di essere Ferrari, non solo più un motto.


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